Da SIPARIO N. 239 Marzo 1966:

  • Nei teatri italiani
    Autore: GALLERIA FOTOGRAFICA

 

SUI PALCOSCENICI ITALIANI

1/2) Il Teatro Stabile di Roma mette in scena al Teatro Valle "Il Mercante di Venezia" di Shakespeare per la regia di Ettore Giannini. Scene e costumi di Lila De Nobili. Interpreti principali: Tino Carraro e Paolo Stoppa (nelle foto) affiancati da Rina Morelli.

3) Al Teatro Romano di Verona in scena "Romeo e Giulietta" di Shakespeare nella versione in tre atti di Gerardo Guerrieri. Regia e scene di Franco Zeffirelli. Costumi Peter Hall. Musiche di Nino Rota. I principali intepreti: Giancarlo Giannini e Anna Maria Guarnieri (nella fotografia), Ave Ninchi, Paolo Graziosi, Alfredo Bianchini, Osvaldo Ruggeri e Marina Dolfin.

4) Il Teatro Stabile di Bologna presenta "Candida" di George Berard Shaw. Regia di Mario Ferrero. Tra i protagonisti Ruggero Miti, Laura Adani e Aroldo Tieri (ritratti nella fotografia).

5) Massimo Foschi (nella fotografia con Paila Pavese) è il protagonista del "Don Giovanni" di Molière messo in scena a Milano al Teatro San Babila dalla Compagnia del Teatro Romeo diretta da Orazio Costa. Oltre ai due citati attori sul palcoscenico anche Antonio Meschini, Rita Di Lerrnia, Roberto Herlitzka.

6) Giuliana Rivera e Anna Bruno (nella fotografia) insieme a Giuni Marchesi, Elio Liotta e Aldo Pierantoni somo protagonisti della nuova commedia di Quintavalle "Le sbarbine" presentato dal Teatro delle Novità per la regia di Maner Lualdi.

7) In scena a Milano al Teatro Odeon Tino Scotti e Piero Mazzarella (nella fotografia) nello spettacolo comico di Luigi Lunari "Per un paio di mutandine". Regia Carlo Colombo. Scene Remo Baratti. Musiche di Raoul Ceroni. Accanto ai due protagonisti tra gli altri: Rino Silveri, Liliana Chiari, Ennio Croggia, Elena Borgo.

8) In scena a Roma al Teatro Fiammetta il cabater dei Gufi in "Il Teatrino dei Gufi" autori e interpreti Gianni Magni, Roberto Brivio, Nanni Svampa e Lini Patruno (ritratti nella fotografia).

 

Da SIPARIO N. 227 Marzo 1965:

  • "La lanzichenetta" commedia drammatica in tre atti
    Autore: Vincenzo Di Mattia (Fotografie di Luigi Ciminaghi)

 

la lanzichenecca di Vincenzo Di Mattia

Regia di Virginio Puecher. Scene di Carlo Tommasi. Costumi di Enrico Job.

Personaggi e interpreti:

Cosimo ARNOLDO FOA', Giuditta ILARIA OCCHINI, Rutilio SANDRO MERLI Tancredi UMBERTO CERIANI, Zenone ATTILIO ORTOLANI, Ubaldino ALFIO PETRINI, Riga/Giustiniano PARIDE CALONGHI, Alberico/Stauber BOB MARCHESE, Uguccione CESARE POLACCO, Il Vescovo Agostino/Il funzionario ARMANDO ALZELMO, L'Albigese/Leonardo ALVARO PICCARDI, Il cappellano/il funzionario SANDRO DORI, Ottavio ALVARO PICCARDI, Giustiniano PARIDE CALONGHI, Pier Luigi il suonatore PIETRO BUTTARELLI, gastone/terzo cittadino IVAN CECCHINI, Taddeo GIORGIO PIAVERI, Il Duca/secondo cittadino GUIDO GHEDUZZI, Primo funzionario ALFONSO CASSOLI, Primo soldato/Primo straccione GIANCARLO CAJO, Soldato PIERLUIGI MENEGAZZO, Secondo straccione RUGGERO DONDI.

La scena. Un salone. Pochi mobili. Davanti a una finestra: un cannocchiale. Alle pareti: una grande mappa dell'Italia e arazzi a soggetti rurali tipici di bassorilievidel XIII secolo: come la semina, la raccolta delle rape, l'uccisione del maiale, il trasporto del grano. Epoca: metà del XV secolo.

ATTO PRIMO

1° Esperto - Qui, pace.

2° Esperto - Qui, pace.

3° Eperto - Qui, pace.

1° Esperto - Qui, Malatesta, una possibilità di conflitto c'era. La diplomazia che fa? La strobca.

2° Esperto - Non c'è che un rimedio: cercare altri mercati.

3° Esperto - Dove?

1° Esperto - Sulla luna?

3° Esperto - Se c'è crisi di sovrapproduzione...

1° Esperto - ... dovunque.

3° Esperto - La mano d'opera scende in Italia...

1° Esperto - ... figuriamoci!

3° Esperto - Esportano svizzeri, che vuol dire:

1° Esperto - Che i mercati sono saturi.

3° Esperto - L'avevamo il nostro bel mercato!

2° Esperto - Venezia ... Milano ... Firenze ...

3° Esperto - Il triangolo del maggior consumo.

1° Esperto - L'azienda qui al centro. Situazione eccellente.

3° Esperto - Casi bellici ogni giorno... di conseguenza forniture.

1° Esperto - Spese di spedizione ammortizzate subito. Bastava un saccheggio... intorno era tutto un cantiere.

3° Esperto - Firenze. Pensate, Firenze il vertice estremo del triangolo... com'era stimolante in una econonia di mercato ...

2° Esperto -  Firenze! Il vertice estremo del triangolo io lo porrei a Roma. Roma non consuma? Consuma e come!

3° Esperto - Ci risiamo Roma. Quante volte te lo devo ripetere. Roma vuol dire Papato: e il Papato è un vertice... pericoloso. In un conflitto non si serve solo di prodotti convenzionali, ma ricorre a prodotti soprannaturali: interdetti, scomuniche ... in altri termini un mercato torbido, incontrollabile. Una ditta seria deve tener conto di questi elementi.

1° Esperto - No... No...

...

...

 

 

 

Da SIPARIO N. 240 Aprile 1966:

  • Sui palcoscenici italiani
    Autore: GALLERIA FOTOGRAFICA

 

SUI PALCOSCENICI ITALIANI

1) Al Teatro delle Arti di Roma "Il sole e la luna" di Guglielmo Biraghi. Regia di Giancarlo Zagni, scena di Mischa Scandella. I due interpreti: Alida Valli (Pia) e Warner Bentivegna (Mario).

2) Al Teatro Eliseo di Roma "La pietà di novembre" di Franco Brusati per la regia di Valerio Zurlini e le scene di Pierluigi Pizzi. Tra gli interpreti Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi (nella fotografia), Sergio Tofano e Diana Torrieri.

3) Dopo il debutto del 1961 al Teatro Laboratorio di Roma ritorrna nella stessa città "Pinocchio" di Carmelo Bene.

4) Il Piccolo Teatro della città di Milano vede in scena "I mafiosi" di Giuseppe Rizzotto nel libero adattamento di Leonardo Sciascia per la regia di Fulvio Tolusso. Scene e costumi di Ezio Frigerio. Tra i protagonisti Franco Graziosi e Glauco Onorato (nella fotografia)

5) In scena a Napoli "Vestire gli ignudi" di Luigi Pirandello per la regia di Giuseppe Patroni Griffi, scena di Ferdinando Scarfiotti. Nel ruolo di Ersilia Adriana Asti (nella fotografia con Gabriele Ferzetti). Nella commedia anche Renzo Montagnani, Enzo Tarascio, Gino Percice.

6) A Torino "La tragedia di re Riccardo II" di Shakespeare con la regia di Gianfranco De Bosio. Scene e costumi Emanuele Luzzati. Nel ruolo proncipale Glauco Mauri (nella fotografia) al suo fianco: Gianfranco Ombuen, Andrea Bosic, Giulio Oppi, Mimmo Craig, Mario Piave e Leda Negroni.

7) "Le Troiane" di Euripide adattato da Sartre con la regia di Fulvio Tolusso. Gli interpreti: nella fotografia Lina Volonghi (Ecuba), Valentina Fortunato (Andromeda), Carla Gravina (Cassandra), Anna Nogara (Elena) Gigi Pistilli e Franco Mezzera.

8) Al Teatro Eliseo di Roma è di scena Luigi Pirandello con "Il giuoco delle parti". Regia di Giorgio De Lullo, scena di Pierluigi Pizzi. I protagonisti: Romolo Valli, Rossella Flak e Carlo Giuffrè.

 

Da SIPARIO N. 235 Novembre 1965:

  • 1965 Il Festival della Prosa a Venezia
    Autore: CARTELLONE (Redazione)

 

FESTIVAL DELLA PROSA CITTA' DI VENEZIA

CARTELLONE (21 settembre - 5 ottobre)

IWONA, PRINCIPESSA DI BORGOGNA di Witold Gombrowicz. Théàtre de Bourgogne. Regia: JorgeLavelli. Scene e costumi: Krystyna Zachwatowicz. Musiche: Jean Pierre Guezec. Teatro del Ridotto 21 settembre.

LA CELESTINA di Fernando De Roias (riduzione di Alejandro Casona). Comapgnia Lopes De Vega di Madrid. Regia: Josè Osuna. Scene: maniel Mampaso. Costumi: Emilio Burgos. Teatro La Fenice 23 settembre.

LA VENETIANA di Giovan Battista Andreini (traduzione e riduzione di Giovanni Poli). Compagnia Stabile di Palazzo Durini, Milano. Regia: Giovanni Poli. Scene e costumi: Mischa Scandella. Musiche G. G. Gastoldi. Teatro La Fenice 28 settembre.

FRANKENSTEIN spettacolo drammatico creato da The Living Theatre Company New York sotto la direzione di Julian Beck e Judith Malina. Regia: Beck e Malina. Scene: Beck. Novità assoluta. Teatro La Perla, Lido 26 settembre.

GIRO D'ITALIA di Luciano Codigola. Studio Romano di Teatro. Regia: Mario Missiroli. Scene: Carlo Tommasi. Novità assoluta. Teatro La Fenice 3 ottobre.

ZIP ZAP LIP... E LA GRANDE MAM ALLE PRESE CON LA SOCIETA' CONTEMPORANEA di Giuliano Scabia (da un'idea di Carlo Quartucci). Teatro Studio delle Stabile di Genova. Regia: Carlo Quartucci. Montaggio, scene e costumi: Emanule Luzzati. Montaggio sonoro: Gino Marinuzzi Jr. Teatro  del Ridotto 30 settembre.

LES BONNES di Jean Genet. COMEDIE di Samuel Beckett. LE TABLEAU di Eugene Ionesco. RAPPORT POUR UNE ACADEMIE di Franz Kafka. Compagnia di Jean Marie Serreau Parigi. Teatro del Ridotto 5 ottobre.

FOTOGRAFIE:

1) Scena d'insieme di "Iwona"

2) Edda Albertini "La venetiana"

3) "Frankenstein" la costruzione della cratura

4) "Frankenstein" le opere di Ibsen

5) Mario Valdemarin, Edmonda Aldini e Walter Ravasini in "Giro d'Italia"

6) Walter Ravasini e Edmonda Aldini "Giro d'Italia"

7) Danielle Van Bercheyeke e Toto Bissainthe in "Les bonnes"

Da SIPARIO N. 232/233 Agosto/Settembre 1965:

  • Scenografia 1965
    Autore: Redazione

 

SCENOGRAFIA 1965

Immagine 1 FRANCO ZEFFIRELLI "La lupa" di G. Verga. Regia F. Zeffirelli

Immagine 2 GIANNI POLIDORI "Troilo e Cressida" di W. Shakespeare. Regia di L. Squarzina. Teatro Stabile di Genova

Immagine 3 EMANUELE LUZZATI "L'Anconitana" di Ruzzante. Regia di G. De Bosio. Teatro Stabile di Torino

Immagine 4 PIERLUIGI PIZZI "Le tre sorelle" di A. P. Cechov. Regia di G. De Lullo. Compagnia De Lullo - Flak - Valli - Albani

Immagine 5 FERDINANDO SCARFIOTTI "La governante" di V. Brancati. Regia di G. Patroni Griffi. Compagnia Proclemer - Albertazzi

Immagine 6 LUCIANO DAMIANI "Le baruffe chiozzotte" di C. Goldoni. Regia di G. Strehler. Piccolo Teatro di Milano

Immagine 7 MISCHA SCANDELLA "Sotto il sole di Satana" di G. Bernanos. Regia di J. Quaglio. San Miniato Istituto per il dramma popolare

Immagine 8 TULLIO COSTA "Il mistero" di S. D'Amico. Regia di O. Costa. Piccolo Teatro di Milano

 

Da TEATRO SCENARIO - N. 7 - 1 Aprile 1953:

  • "Le Massere" di Goldoni inaugurano il nuovo teatro sorte a Venezia
    Autore: Adolfo Zaiotti

 

UN NUOVO TEATRO UNIVERSITARIO E' SORTO A VENEZIA

Con la rappresentazione di un poco noto capolavoro goldoniano "Le Massere", messo in scena dal regista Giovanni Poli, si è inaugurato a Venezia, nel Palazzo Cà Giustinian, il nuovo teatro universitario "Cà Foscari". In scena nei vari personaggi: Antonietta Nicotra, Lilli Scarpa Cagnaccio, Maria Pia Colonnello, Cesarina Vighy, Virgilio Baccardi, Lydia Cosma, Gian Campi, Ines Thomas.

Nelle fotografie:

1 - Nicotra (Gnese) e Baccardi (Sior Biasio)

2 - Cosma (Costanza), Campi (Titta) e Thomas (Dorotea)

3 - La sala

in alto: Scarpa Cagnaccio (Dona Rosega), Nicotra (Gnese) Colonnello (Zanetta) e Vighy (Meneghina).

Dal Programma di sala LA LUPA 1965:

  • Giovanni Verga ed il pubblico italiano
    Autore: Roberto Leydi

 

Giovanni Verga ed il pubblico italiano

L'incontro del pubblico italiano con Giovanni Verga è un fatto recente. Non che Verga fosse prima d'oggi, un "dimenticato", che il suo nome non ricorresse frequente nel discorso letterario, che le sue opere principali non fossero citate, persino a livello scolastico: ma si trattava quasi sempre di una attenzione esterna, senza reale comprensione, senza possibilità di effettivo contributo nè alla letteratura nè al costume. Quasi un classico, collocato anzi tempo nel pantheon degli scrittori immorali e inutili. Non è questa la sede per esaminare le ragioni molteplici di questo stato di cose, ma due motivi del mancato inserimento dell'opera di Verga nel vivo della cultura italiana e del consumo letterario e teatrale si possono abbastanza facilmente riconoscere. Ci fu, in primo luogo, la mancata presa di coscienza del reale contenuto del verismo da parte sia dei contemporanei di Verga che della generazione seguente. Nella critica generale della narrazione "oggettiva" (perseguita da Verga persino con più esplicito rigore scientifico di Zola) l'esperienza dello scrittore siciliano, così ricca di fermenti largamente trascendenti i principi poetici, fu troppo rapidamente giudicata e collocata. Ci fu poi, a diverso livello, il contibuto equivoco di popolarizzazione di alcuni momenti della produzione di Verga (pensiamo soprattutto a Mascagni e alla sua "Cavalleria rusticana") che venne così sommariamente assegnata ad una stagione effettivamente contingente e decaduta della nostra cultura e ciò senza tener conto che lo scrittore siciliano era stata in realtà la prima vittima del verismo melodrammatico e contro di esso, lucidamente giudicata, aveva la sua protesta, fino alla carta da bollo e le citazioni legali.

L'ultimo decennio ha finalmente ritrovato Verga. Le sue opere, prima difficilmente reperibili (se si tolgono naturalmente le maggiori) hanno avuto nuove edizioni e quindi nuova lettura. Il clima culturale e sociale era mutato, l'esperienza realistica e meridionalista del dopoguerra aveva compiuto profonda opera di formazione nelle coscienze, la rivalutazione del decadentismo (altra componente essenziale del mondo rappresentativo verghiano) aveva ridato sensibilità concreta per una costante troppo a lungo ignorata di larga parte della civiltà letteraria europea e infine il tempo aveva fatto giustizia, o ricondotto ai loro limiti, scrittori cha a Verga erano stati contrapposti, con eccezionale fortuna. In questo clima di rinnovata comprensione dell'opera di Verga si colloca, pensiamo, questa ripresa teatrale della "Lupa", un'opera che non ha forse la lucida perfezione di "Cavalleria rusticana", ma si presenta con un impegno non inferiore nelle direzione propria della poetica dello scrittore siciliano e che, proprio in virtù di alcune sue debolezze, di alcune sue sbavature, di un suo più affaticato respiro (per esempio nell'utilizzazione dell'italiano, lingua nazionale, per esprimere carattri paesani e una vicenda quanto mai "regionale"), è in grado di rivelare ad un lettore attento, a uno spettatore avveduto, i caratteri stabili ed esemplari di un'esperienza letteraria  che oggi ritorna, in un momento di rinnovati problemi di "lingua nazionale" e di crisi delle qualità espressive e rappresentative, quanto mai attuale. Certo noi oggi leggiamo e ascoltiamo le parole di Verga con diversa coscienza del suo contemporaneo e alcuni momenti del suo discorso possono non avere, in noi, la rispondenza che ebbero al loro tempo, ma è tuttavia certo l'insegnamento letterario e teatrale che dall'assieme e dal particolare si ricava è in grado di stimolare nuova ricerca e nuovo lavoro, in una direzione (quella del verismo inteso con sentimento contemporaneo) che coincide con l'impegno di larga parte della nostra cultura più impegnata. Non si tratta, ovviamente, di proporre un'impossibile ritorno alla problematica formale e contenutistica verghiana in una realtà così profondamente mutata, ma di giungere a cogliere, finalmente, i valori positivi di un'esperienza culturale fino ad oggi osservata e non assimilata. In una prospettiva materialistica della storia, l'innesto del verismo scientifico sul tronco sentimentale del realismo può dare risultati neppure immaginabili e costituire la premessa per una ricostruzione moderna e problematica finché si vuole, ma non negativa e anarchicamente protestataria, della nostra attività espressiva e rappresentativa. All'allarme apocalittico delle avanguardie il contributo di Verga può opporre un primo argine di positiva speranza.

Roberto Leydi

Dal Programma di sala "La lupa" Anno 1965:

  • Verga, primo amore
    Autore: Franco Zeffirelli

 

Verga, primo amore.

Avremmo dovuto credere in una Italia di cartapesta, alle battaglie del grano, al melenso connubio fra l'aratro e il solco, magari con la complicità della spada per proteggere tutti e due: ci rovinavano i sabati vestendoci in grigioverde, ci tenevano lontani dalla realtà del nostro paese indicandocene un'altra che esisteva soltanto sulle veline ministeriali. Verdi era diventato il cantone del nostro nazionalismo, Bellini lo era assai meno per via della gaffe antiromana di "Norma"... D'Annunzio invece si, perché Gabriele D'Annunzio era l'aedo di una generazione a cui il fascimo doveva tutto... eppure, a dispetto di tutto questo, riuscimmo a leggere anche Verga, a capirlo, ad innamorarcene. Era un autore quasi introvabile, se non in certe selezioni per il "classico" che però la mia generazione non aveva neppure l'obbligo di leggere. Mi ricordo che una volta ci divertimmo a contare ben trentanove edizioni delle opere di D'Annunzio contro mi pare quattro di Verga e per di più esaurite da tempo. Oppure in corso di ristampa. Un "corso di ristampa" che non vide esecuzione se non dopo la guerra e anche allora, bisogna dire, quasi a malincuore. Forse non era soltanto colpa del Fascismo: era, molto semplicemente, che agli italiani questo autore scontroso, scomodo, amaro che dava voce alle angoscie profonde dell'umanità, ad una coscienza incoffessata, dava francamente fastidio. Quasi come avere un Cassandra in famiglia, una "bestiaccia del malaugurio". Eppure a noi che reagivamo inconsciamente alle illusioni balorde che ci venivano proposte, Giovanni Verga piacque proprio per questo. Era l'unico scrittore italiano che insieme a Benedetto Croce mettevano, con una punta di compiacimento snobistico, addirittura nell'Olimpo delle nostre letture "raffinate", accanto a Hemingway, Rimabaud, Kefka e pochi altri ancora. Fu uno dei più grandi amori giovanili.

"La lupa" era incastrata lì, tra "L'amante di gramigna" e "Jeli il pastore". Ricordo che la prima lettura a diciassette anni mi fulminò e "La lupa" mi restò ficcata in mente da allora come quelle spine nel cuore, quelle passioni impossibili e senza speranza che accompagnano l'esistenza di tanti personaggi di Verga. Rimasi male quando ne fecero un film indegno che vidi proprio dopo aver vissuto per molti mesi ad Acitrezza con i pescatori de "La terra trema". Anche per Visconti "La terra trema" fu un atto d'amore, e lo si sentiva in ogni momento delle tre ore difficilissime di proiezione. Verga non è un autore facile, le sue creature "che sorridono malgrado tutto" che non  sperano di essere amate ma che anzi si chiudono fin che possono nei loro scialli neri e nei loro proverbi, senbrano dare ad ognuno di noi il messaggio più sgradevole e difficile da accettare.

E cioé che nel mondo non c'è giustizia e non c'è rimedio. E nel costante conflitto fra i buoni e gli egoisti, fra gli angeli e i demponi, è sempre invariabilmente il buono e l'angelo che ne escono sconfitti. La lupa non sfugge a questo destino verghiano, angelo anche lei e vittima di una atroce decisione del caso. Anzi, presenta quasi il caso limite della tematica di Verga, dove il male e il bene che ognuno porta con sé nella gnà Pina albergano contemporaneamente e ne fanno forse il suo personaggio più moderno e anche uno dei più torturati ed esasperanti della nostra letteratura. La sua scarsa fortuna in passato è certo dovuta anche a questo. 

Ma oggi penso che abbiamo gli strumenti per poterlo accettare e comprendere. E possiamo perfino molto semplicemente ammettere che "La lupa" è uno dei testi drammatici più coraggiosi e robusti del nostro teatro. Ma non è di questo in fondo che volevo parlare. Perché questo spettacolo è per me il saldo di un antico debito sentimentale. Anzi di due. Due amori giovanili: Giovanni Verga e Anna Magnani

FRANCO ZEFFIRELLI

 

 

 

 

 

Da PALCOSCENICO Num. 27 - Anno 1951:

  • Il ritorno di Emma Gramatica
    Autore: Renato Simoni

 

Su misura per il ritorno di EMMA GRAMATICA - Teatro Nuovo, Milano inverno 1951

Una serata trionfale per il ritorno di Emma Gramatica. Le finezze, la amabilità e i ridenti affetti della vecchia signora protagonista di questi "Alberi muoiono in piedi" ebbero, per l'arte di Emma Gramatica, un rilievo grandissimo; ogni particolare fu miniato con una grazia squisita e il dolore parlò profondo. Una serata memorabile per la mirabile attrice e per il pubblico, felice di vederla, di acoltarla e di acclamarla. Seppe passare stupendamente dal ridere mite alla potente drammaticità. La commedia appare più comica delle sue stesse intenzioni: comica con affetti e sorrisetti della candida vecchiaia; e con, sotto sotto, il disegno di un idilio. Perciò il pubblico, sensibile sempre a questi colori e a queste care boNtà, s'è divertito e alla fine degli atti, con gli interpreti, ha lungamente applaudito la commedia; che ha un primo atto grosso grosso, pieno di movimenti e di personaggi stravaganti, e di cose inattese e piacevoli, delle quali però poche sole servono necessariamente all'azione. Quella segreta associazione benefica, quelle complesse iniziative generose, superano di troppo i bisogni dell'azione che si rannicchia sempre di più, nella patetica gioia squillante della vecchia nonna e nell'amore dolente e prezioso di Maurizio per Isabella: amore che la sua buona avola rende loquace. Si ha il senso che entro questi dilettosi tre atti si ammucchi troppa materia. Questo però non ha impedito alla commedia di essere applaudita continuamente con piacere e con convinzione. Alla fine di ogni atto si prolungavano e ripetavano ovazioni vere e proprie; e non saprei contare i tanti applausi a scena aperta.

RENATO SIMONI

 

 

 

 

 

Dal Libro "La vita di Eleonora Duse" Edizione "IL BOSCO" Arnoldo Mondadori Editore 1958

  • Introduzione
    Autore: E. A. Rheinhardt (Traduzione dal tedesco di Lavinia Mazzucchetti)

 

LA VITA DI ELEONORA DUSE

"L'attrice passa e non lascia traccia" disse Eleonora Duse. Ma oggi, nell'atto di celebrare il centenario della sua nascita, sentiamo che la traccia da lei lasciata nel teatro italiano è quella di una voce veramente "Unica" e "Divina". E tale appare da questa biografia, fondata su documenti e lettere, che segue con appassionata analisi l'arco di una vita trionfale e insieme dolorosa. Le sofferenze dell'infanzia, le prime recite, i successi sempre maggiori dal teatro Valle alle ribalte d'America, la rivalità con Sarah Bernhardt, poi l'incontroi fatale con D'Annunzio, il momento più drammatico della sua passione di donna e di attrice, quindi la fine solitaria a Pittsburgh, in una fredda camera d'albergo. Un'autentica tragica sinfonia, questo libro di Rheinhardt, che la traduzione di Lavinia Mazzucchetti con stile limpido e perfetta aderenza. Non poteva esserci - crediamo - modo migliore per onorare la memoria della  "grande tragica" del teatro italiano.

L'infanzia - La ventenne - "L'arte non è mai sazia" - Pegrinando - L'italiana e il suo tempo - Per le vie del mondo - L'attrice e le sue parti - La trentenne - L'incontro - Il Poeta - Ancora in America - Finalmente Parigi! - Intermezzo del biografo: Parigi e Sarah Bernhardt - Parigi, viaggi, il Poeta e i suoi drammi - La donna nel destino - Il "deserto cinereo" e la luce eterna

 

 

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