Da COMOEDIA - N. 6 - 15 Giugno 1928:
- "FRA GHERARDO" il dramma lirico di Ildebrando Pizzetti, diretto da Toscanini, debutta alla Scala di Milano
Autore: Adriano Lualdi
"FRA GHERARDO" dramma operistico di Ildebrando Pizzetti
Maestro direttore: Arturo Toscanini
Scenografia: Giovacchino Forzano
Interpreti principali: Antonin Trantoul (Gherardo), Florica Cristoforeano (Mariola), Aristide Baracchi (Frate Guido), Giuseppe Nessi (Frate Simone), Salvatore Baccaloni (Il podestà), Edoardo Faticanti (Il vescovo)
Il nuovissimo dramma di Ildebrando Pizzetti rappresentato la sera del 16 maggio alla Scala rievoca, per quello che riguarda l'argomento, il torbido medioevo nostro, delle crisi spirituali e sociali, delle lotte fra papato e impero, delle eresie più varie e pittoresche: Gherardino Segarello, desscritto nelle cronache del Salimbene come "un giovane parmigiano di bassi natali, illetterato, laico, idiota e sciocco" entra nel teatro lirico mutato più in alcune sue apparenze che nella intima sostanza, che rimane quella tramandata appunto dai suoi biografi: di un vero sciocco, vittima di allucinazioni diverse, pieno il capo di teorie male apprese ed incomprese, la bocca di molte parole contraddittorie e varie, l'animo incapace di una qualunque azione retta e virile. Se la sostanza del moderno personaggio è tale, l'apparenza esteriore è, in confronto del tipo descritto dal Salimbene, un poco più seria e grave: perché a quello non mancava qualche lato comico, che riprodotto e sfruttato convenientemente, avrebbe potuto rendere più simpatica questa figura scenica e più plausibili certi suoi gesti incoerenti e bizzarri, e a questo Gherardo pizzettiano tale caratteristica manca del tutto ... ... ...
... rispetto ai melodrammi già noti del Pizzetti stesso, questo però ha l'indubbio vantaggio di un maggiore abbandono, da parte del compositore, alle esigenze del lirismo vocale, e di una maggiore abbondanza di effusioni melodiche; di un ingegnosissimo uso dei cori, che sono trattati con molta bravura e che specialmente alla fine di ogni atto contribuiscono a risolvere l'interesse dell'ascoltatore e a chiudere con belli e grandiosi effetti le varie parti dell'opera; di un maggiore uso dell'orchestra la quale - pur mantenendosi generalmente in una linea di umiltà dimessa - ha momenti di forte interesse. Le accoglienze del pubblico a questa sottilissima opera d'arte sono state magnifiche; grazie anche all'esecuzione che, curata e diretta dal Maestro Toscanini, ha toccato la massima altezza possibile, per ciò che è chiarezza, espressione, energia.
Adriano Lualdi







