Da SCENARIO Anno X - N. 6 Giugno 1941:
- Chiusura del VII Maggio Musicale Fiorentino
Autore: Mario Labroca
CHIUSURA DEL VII MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
di Mario Labroca
Nelle fotografie: 1) Atto Terzo del "DON JUAN DE MANARA" di Franco Alfano, scene di C.E. Oppo 2) Atto Secondo di "ARMIDA" di Giuck per la regia di C. Pavolini e le scene di G. Vagnetti 3) "TRISTANO E ISOTTA" di Wagner regia di Wallek e scene di Preetorius 4/5) Atto secondo "BOHEME" di Puccini al Teatro Comunale di Firenze - Mafalda Favero e Beniamino Gigli nel finale dell'opera eseguita da Donatello Bianchini.
La chiusura del VII Maggio Musicale Fiorentino si può dire principalmente: che il programma è stato svolto con regolarità quasi assoluta. Questa constatazione, che ai profani può sembrare di secondaria importanza, noi pensiamo sia la principale. Avevamo detto che questo sarebbe stato un "Maggio" di guerra, e "Maggio" di guerra esso è stato non soltanto per certe assenze, quale ad esempio quella degli spettacoli all'aperto che erano tra le più importanti se non addirittura, la più importante caratteristica dei "Maggi" scorsi, ma anche per lo speciale aspetto del pubblico, che lo ha frequentato. Questa che era, e tornerà ad esserlo certamente, una manifestazione capace di richiamare gli interessati alla musica di tutti i paesi del mondo, che costituiva l'appuntamento più importante degli affezzionati alle manifestazioni eccezionali, che sembrava essere un pasto riservato agli speciali buongustai che venivano a Firenze dopo le esperienze di Salisburgo, Bayreuth, ecc. si è scoperto che è nel cuore soprattutto dei fiorentini e degli italiani. Quest'anno il "Maggio Musicale" può vantare una media di frequenza superiore a quella degli anni precedenti. Se si pensa che la media degli spettatori si è aggirata su circa 3000 persone a recita, noi possiamo trarre la confortante conseguenza che il "Maggio" è stato compreso in pieno nella sua finalità, nel suo carattere, nelle sue iniquivocabili specializzazioni da tutto il nostro pubblico. Pubblico fiorentino in primo luogo, ed è questa un'altra documentazione dell'altissima sensibilità artistica della popolazione di Firenze, ma anche pubblico accorso da tutte le città d'Italia, cosa che dimostra che questa nostra annuale fatica è confortata dalla simpatia dei migliori intenditori di musica di tutta Italia. Avevamo anche detto che l'anno di guerra non doveva lasciare che il pubblico conservasse, sia pure in sede nazionale, le stesse caratteristiche degli scorsi anni: ed abbiamo visto infatti scomparire tutto il lato mondano della manifestazione e subentrato ad esso l'interesse del pubblico per l'opera d'arte, alla quale gli ascoltatori si sono avvicinati senza la vanitosa preoccupazione dell'abito. E gaicché parliamo di abito, occorre mettere in luce la nota più caratteristica del pubblico di questo "Maggio", e cioè la numerosissima presenza tra esso dei militari. Noi abbiamo voluto che ad ogni spettacolo i nosgtri combattenti fossero presenti; e siamo lieti di annunciare che, sia per le facilitazioni concesse, sia per gli inviti che il Comando Militare di Firenze si è degnato di accogliere, abbiamo avuto una presenza media di 400 tra ufficiali e soldati per spettacolo. Se si tiene conto, poi, della recita dell'Amico Fritz dedicata alle forze armate, dei feriti che hanno assistito, graditissimi oapiti a tutte le recite diurne, noi arriviamo alla cifra di 12.000 militari che hanno assistito a questo "Maggio". Altri lati interessanti dobbiamo mettere in luce, e cioè a dire come l'interesse del pubblico - se è stato preponderante per le rappresentazioni delle opere più note, di quelle opere che nel nostro gergo teatrale vengono dette di repertorio - è stato anche vivissimo per tutte quelle manifestazioni che comunemente nel nostro ambiete noi qualifichiamo con l'aggettivo di culturali. La Messa Solenne di Beethoven ha visto il teatro completamente esaurito: le tre recite di Tristino e Isotta sono state confortate da un'affluenza eccezionale. Armida e Il Paradiso e la Peri hanno visto un numero di spettatori che non sarebbe stato neppur lontanamente prevedibile e l'opera nuova di Alfano il Don Juan de Manera ha ottenuto un successo trionfale. Questo fatto ci induce a pensare... ... ... (continua)







