Da IL DRAMMA 32° Anno - N. 237 Giugno 1956:
- Avvenuto a Torino: Rina Morelli e Paolo Stoppa in scena nel capoluogo piemontese.
Autore: Francesco Bernardelli
AVVENUTO A TORINO
E' avvenuto a Torino. Da alcuni mesi si mormorava che il teatro di prosa è finito; pochi spettacoli felici, fuggevoli apparizioni di qualche "complesso" eccellente, e poi di nuovo un senso di malattia, di vuoto, di crisi. Arriva la Compagnia di Rina Morelli e Paolo Stoppa, l'illustre Compagnia presentata da Luchino Visconti, e la sala si riempie, folta, fervida, appassionata. Morte di un commesso viaggiatore e Zio Vania; alla fine delle recite il pubblico, incurante di correre a prendere il tram, appaude e applaude, in piedi, compatto nell'entusiasmo, allegro nella commozione. Prodigio? Nessun prodigio; la crisi del teatro non esiste, non esisterà mai, non è mai esistita; mancano gli spettacoli, belli, divertenti, interessanti; poi lo spettacolo bello divertente interessante compare, e la crisi non c'è più. Da qualche anno corre gtra attori e registi e impresari un sussurro: che a Torino il teatro di prosa non va più, che Torino è una pessima piazza, che la gente si disinteressa del teatro. Abbiamo sempre sostenuto il contrario, che anzi Torino è città teatralissima, che i torinesi al teatro ci vanno, non per ozio, capriccio e insofferenza di restare a casa, ma per partecipare ad una aggraziata o drammatica o penosa e fantasiosa festa d'arte; e acquistando il biglietto, vogliono giustamente che il conto torni. Perciò il pubblico di Torino è esigente, per gusto e buon senso; e per questo i torinesi le battono fredde a chi vuol gabellare artistico, attraente o affascinante il mestieraccio e l'improvvisazione. Al teatro non si scherza, al teatro contrariamente all'opinione corrente, non c'è trucco. O gli attori gli autori i registi sanno il fatto loro e allora tutto è meraviglioso; o sono melensi e baolrdi e allora nulla appare più ridicolo, più stolto della finzione che si dice teatro. E i torinesi vanno a giocare a canasta. Che cosa fa la Compagnia della Morelli e di Stoppa? Se ne è già parlato ampiamente; in quattro parole, riepilogando, diremo che fa esattamente quello che si deve fare. Si presenta matura, ricca di commozione spirituale; il testo compreso, detto con la convinzione di chi convive da tempo con il proprio "personaggio" e le parole hanno sempre un "fondo", prossimo o remoto, doloroso e tenace, come l'esistenza stessa; e la voce il silenio il volto il passo il ritmo si compongono in quadri senza sbavature e pur sfumati, armoniosi, senza preziosità. A questo livello tutto va liscio, anche un eventuale dissenso del pubblico e la pronta riconciliazione. Perché il teatro lo si frequenta così, con intelligenza e parzialità, con la felicità gelosa vendicatica generosa dell'amore vero. E, a questo punto, vedete come sono vane, vuote e fastidiose tutte le altre polemiche e dispute ... ... ... (continua)
Francesco Bernardelli





