Da SCENARIO Anno VIII Num. 1 - Gennaio 1939:
- Come s'entrava in arte ai miei tempi
- Autore: ERNESTO SABBATINI
COME S'ENTRAVA IN ARTE AI MIEI TEMPI
dI Ernesto Sabbatini
Nelle fotografie: Sabbatini giovanissimo nella "Vita dell'Uomo" di Andreieff - Sabbatini truccato da vecchio nello stesso spettacolo - Sabbatini a colloquio con il giovane attore Aroldo Tieri.
i avevo scongiurati gli amici di Scenario, di darmi un altro tema per questo scritto. Mica per altro; ma per via di quel maledettissimo "ai miei tempi" che per una bazzeccola di venti, o, via, al massimo trent'anni fa parere addirittura che tu parli di un'altra era geologica. E non c'è stato verso; hanno proprio voluto che gettassi giù sulla carta le stesse cose che accadde loro di sentirmi dire un giorno, durante una sosta delle prove. Ma allora io parlavo in mezzo ai camerati della Compagnia del Teatro Eliseo, tutti giovanissimi che di fronte ai miei capelli grigi fanno proprio la figura di pivelli; e poi, fra noi c'è tanta allegra cordialità, che possono anche ridermi in faccia e punzecchiarmi, se mi assumo il noioso ruolo di "laudator temporis acti". A dire il vero io non lodavo i miei tempi (accidentaccio, come direbbe Sir Tobia, questa non mi va proprio giù). Dicevo semplicemente che fra allora e oggi c'è una bella differenza, e tutta in meglio, per quel giovane che a un bel momento senta accendersi in petto il sacro fuoco dell'arte e con la sola scorta della sua prestanza e della sua passione, s'avvii per l'aspro cammino dell'attore. Facciamo un esempio; e pigliamoci sottobraccio il pivelletto di questa compagnia, che ho il piacere di guidare, con Pietro Scharoff. Si, proprio tu, Aroldo Tieri, che te ne stai in un angolo del palcoscenico a fumare la tua brava sigaretta e mi guardi con gli occhi strabuzzati dalla meraviglia per questa interruzione. Suvvia, raccontaci un po' come sei entrato in arte.
Semplice, appena la passioncella ha dato precisi segni in te (anche per te era aria di casa, il teatro) ecco che, proprio fatta a posta, il Regime crea la R. Accademia d'Arte Drammatica. Dai tuoi bravi esami, ottieni una borsa di studio, e per tre anni studi serenamente e disinteressatamente sotto la guida amorosa dei tuoi maestri. Ti addestri così in tutto quanto può occorrere all'arte dell'attore, e, nel mentre fai i tuoi primi progressi, la stessa Accademia si cura di provare e di mettere in luce le tue qualità, in quei saggi pubblici dove hai modo di affrontare personaggi di gran mole. Quando finiti gli studi, hai ottenuto il diploma, sei già conosciuto nella cerchia dei competenti; tanto che Renato Simoni ti chiama subito a sostenere la parte di Malatestino in uno spettacolo d'eccezione, e dopo averci riportato un vero successo, entri con il tuo bravo ruolo e le tue belle parti in una delle nostre migliori Compagnie.
Ai miei tempi, eh! - questa volta lo dico senza senza ritrosia - era tutta un'altra faccenda; e il giovane che voleva iniziarsi all'arte, doveva sostenere lunghe lotte e superare infiniti ostacoli, resistere lunghi anni nell'oscurità, facendo tutto da se stesso. A riuscire, certamente, voleva dire che le spalle erano buone, ma quanti si perdevano per le privazioni, le sofferenze, la mancanza di una guida sicura! E facciamo un altro esempio. Anch'io nacqui da una famiglia che già da tre generazioni viveva nel teatro; padre e madre entrambi attori, sembrerebbe per questo che più facili mi fossero gli inizi. Ma la mia carriera teatrale non sembrava segnata da una buona stella; ed infatti infelicissimo fu il mio debutto, che avvenne all'età di cinque anni. La Compagnia dove recitavano i miei genitori doveva rappresentare una commedia dove si parlava sempre di un bimbo, come di un miracolo di bontà e tranquillità; e alla fine il bimbo compariva in scena senza dire una parola. Mi affidarono la parte e nelle prove tutto andò benissimo. Mi ero affiatato abbastanza con gli attori e non mi risultava difficile sostenere la mia parte muta. Ma alla sera della prima rappresentazione un oscuro senso di avversione al palcoscenico dovette risvegliarsi in me; e quando mi trascinarono in scena, mi ribellai, strepitando e tirando calci fino a che si dovette calare in fretta il sipario tra le risate del pubblico ... ... ...
... ... ... lo ricordino anche i giovani attori d'oggi che il teatro lo si fa con l'abnegazione e il sacrificio, e che soltanto a costo di una preparazione paziente, lenta e minuziosa si può giungere alla padronanza dei propri mezzi e a dare alle proprie qualità istintive quella sostanza intima e quell'equilibrato stile, che sono sempre stati le impronte maggiori della gloriosa scuola italiana.





