Da CORRIERE DEL TEATRO Anno I - N. 2 Febbraio 1912:
- L'opera di Mascagni "Isabeau" debutta al Teatro alla Scala di Milano
Autore: REDAZIONE
LIRICA
Redazione CORRIERE DEL TEATRO
GALLERIA FOTOGRAFICA: 1) Giannina Russ nella NORMA 2) Aristodemo Giorgini nei PESCATORI DI PERLE 3) Enrico Nani in RIGOLETTO 4) Carmen Melis in AIDA 5) Vanni Marcoux nel DON CHISCIOTTE 6) L'ultimo ritratto di Giuseppe Verdi.
Alla Scala l'avvenimento più atteso è stato l'Isabeau mascagniano. Telegrammi e controtelegrammi, ordini e contrordini, carta bollata, intimazioni e perfino una sfida. Ecco il preludio alla prima di quest'opera, ma tutto è bene ciò che finisce bene; il lavoro nelle due edizioni di Milano e Venezia (ormai si può dire anche nella terza di Novara) ebbe un ottimo successo ed ora regna pace e buon accordo là dove un vento di tempesta era passato. Davanti al cosiddetto "pubblico delle grandi occasioni" - che gremiva il vastissimo teatro alla Scala - Isabeau ricevette il battesimo milanese mentre alla Fenice (padrino lo stesso autore) riceveva quello veneziano. A Milano l'opera piacque, se si deve giudicare dai frequenti e ripetuti applausi che ne salutarono i punti più salienti.
La critica è, si può dire, unanime nel giudicare che questa Isabeau non costituisce certo il capolavoro che l'Italia aspetta da Pietro Mascagni, per quanto in generale le sia riconosciuta la spontaneità, e in mezzo a non pochi ricordi di altre opere del Maestro, parecchi spunti originali e nuovissimi in cui pertanto la caratteristica mascagnana non fa mai difetto. Se nell'intermezzo orchestrale (la cavalcata di Isabeau - che poi non cavalca neppure un asinello -) fu osservato che l'enfatica retorica musicale non è riuscita ad ottenere quegli effetti descrittivi che il Maestro si proponeva, si riconobbe che le frasi melodiche presero il sopravvento in altri punti, come nella villotta e nell'aria del manto nel I° atto, nella vigorosa invettiva di Folco nel II° atto e nel duettom che chiude l'opera.
La direzione del maestro Serafin contribui certamente al buon esito del lavoro; Pietro Mascagni lo volle pubblicamente riconoscere con telegramma di ringraziamento e di elogio assai ben meritato; e vi contribui pure l'ottima esecuzione di tutti gli artisti. Adelina Agostinelli Quiroli - elettissima tempra di cantatrice - piacque e fu ripetutamente applaudita: essa, a nostro avviso, essendo più un soprano lirico che drammatico, non potè interpretare il personaggio di Isabeau in modo da farne una crazione perfetta, quale già l'anno scorso aveva ottenuto al Teatro Coliseo di Buenos Aires Maria Farneti. Una vera rivelazione fu il tenore De Muro: voce potente e facile, dizione chiarissima, efficace e drammatica recitazione: il successo è dovuto a lui in grandissima parte. Francesco Maria Bonini rese in modo efficacissimo la parte di Re Raimondo e assai bene la signorina Rachele Merly, che nella sua piccola parte dimostrò di essere quella eletta artista che già fu assai favorevolmente giudicata l'anno scorso a Roma nei Pescatori di perle. La messa in scena ed i costumi, decorosi, non presentano nulla di speciale, per quanto l'opera si prestasse ad una di quelle esplicazioni artistiche di buon gusto e di ricchezza che è nelle tradizioni della Scala.
Pubblico immenso alla Fenice di Venezia, il 20 gennaio per la prima di Isabeau. Il teatro non avrebbe più potuto contenere nemmeno lo spillo leggendario. Il successo fu molto caloroso; innumerevoli chiamate evocarono il maestro e gli esecutori; più e più volte al proscenio ad ogni fine atto. Ottima l'esecuzione: Maria Llacer fu veramente affascinante e non avrebbe potuto megli rendere il personaggio mascagniano. Veramente regale e allo stesso tempo quasi ieratica la sua figura dominava la scena: ammiratissimi i costumi che Caramba aveva ideato per lei. Dopo la Farneti, Maria Llacer si dimostrò indubbiamente la migliore interprete di Isabeau. Ottimo il tenore Cristalli.







